Il Calcio è in ginocchio a causa di ingaggi troppo alti e Covid

Il football è in forte crisi economica, il problema, tuttavia, non è nato con l’emergenza Covid, gli stipendi troppo alti e i costi esagerati per qualsiasi giocatore ci sono ormai da anni. Tutto ciò ha portato a un’incertezza gestionale che si è amplificata con la pandemia. Gestire l’economia di un qualsiasi club è diventato molto difficile. Ci sono squadre che non riuscendo più a pagare i propri calciatori continuano a posticipare gli stipendi, squadre non per forza militanti in leghe minori, basti guardare i portoghesi del CD Aves dove i giocatori hanno scioperato durante la gara contro il Benfica sedendosi e non giocando per tutto il primo minuto. L’Aves è praticamente retrocesso, ma non è l’unica squadra in difficoltà, in Francia il Bordeaux rischia di fallire e in Spagna perfino al Barcellona non tornano i conti. In Italia la situazione è analoga, i giocatori di molte squadre della Serie A si sono tagliati lo stipendio. I dati della crisi sono incredibili: le perdite a livello globale sono state nel 2020 di 4,5 miliardi, in Italia 380 milioni e potrebbero peggiorare finche la pandemia non si arresta. Tutti i “Big Five”, ovvero i campionati più importanti al mondo, la Premier League, la Serie A, la Bundesliga, la Liga e la Ligue One, continuano ad avere perdite esorbitanti. Le grandi tv non osano più entrare nel business malato del calcio oppure optano per pagare meno i diritti tv. I casi sono molteplici, in Francia la Media Pro non riesce a pagare i club secondo il pattuito, in Inghilterra il problema è lo stesso, mentre in Italia i diritti sul calcio di Sky scadono fra poco e per la prima volta è sceso in campo un consorzio formato da tre fondi di investimento che promettono di risollevare la Lega. Anche speculare sui diritti per la Champions League è un rischio, un’azienda come Mediaset pochi anni fa ha perso molto denaro in questa operazione. La catastrofe calcistica non danneggia solo le squadre e le imprese televisive, ma anche i governi. Quello italiano ricava, grazie allo sport più seguito al mondo, ben 1,3 miliardi di euro annui per tasse, ma i club chiedono di posticipare i pagamenti e invocano un aiuto da parte dello stato. Il calcio si sta autodistruggendo, vincere non è più importante in quanto il guadagno in caso di successo è di gran lunga inferiore rispetto alle perdite. Un esempio è il Barcellona, protagonista degli ultimi 10 anni del calcio mondiale che, notizia recente, affonda sempre di più con i suoi dati scioccanti: ha debiti per più di un miliardo di euro e le entrate annuali non aiutano per niente il club spagnolo a risolvere questi arretrati. In Italia, secondo il rapporto di Deloitte Football Money League 2021, la Juventus registra ricavi per 397,9 mln, ossia il 13% in meno rispetto alla stagione 2018/2019, mentre l’Inter con 291,5 mln di ricavi perde il 20% e il Milan si deve accontentare di 148 mln. La fine del “ Big Football” sembra imminente se non si trova un rimedio. Rimedio che esiste e che potrebbe scongiurare il disastro: la diminuzione dei costi degli ingaggi e del valore dei calciatori “tagliando le unghie” ai procuratori. Ma sarà dura, nella pratica, convincere questi soggetti a fare un passo indietro.

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