Giornata della Memoria: la storia di Liliana Segre

Giornata della memoria, la storia e le numerose testimonianze di Liliana Segre e la sua famiglia.

Liliana Segre nasce in Italia nel 1930, ma a un anno muore sua madre. Liliana non sa neanche di essere di origini Ebree. In quel periodo non vi erano particolari descriminazioni nei confronti degli Ebrei infatti il ministro delle Finanze di Mussolini era Ebreo. Il razzismo nei confronti degli Ebrei inizia successivamente quando Mussolini si allea con Hitler.

L’8 Settembre 1943 con l’armistizio viene nuovamente occupata l’Italia. Arriva per tutti, compresi i bambini, il decreto d’arresto di tutti gli Ebrei con priorità assoluta. La famiglia Segre si decide a scappare in Svizzera (stato considerato come luogo sicuro perché paese neutrale) dopo aver procurato ai genitori del padre di Liliana documenti falsi che però valevano come carta straccia. I Segre riescono a oltrepassare, grazie ad un buco nella rete, il confine con la Svizzera ma una truppa di poliziotti li porta in caserma per accertamenti. La caserma della polizia decide di rispedire la famiglia in Italia ma, una volta superato il confine italiano, vengono arrestati.

Nel 1928 vengono applicate in Italia le leggi raziali a seguito dell’alleanza con la Germania. A solo 8 anni Liliana non può più andare a scuola. Così il padre, Alberto Segre decide di mandare a studiare Liliana in un convento e di suore e di farla battezzare con rito cattolico sperando che possa essere protetta. Nel frattempo per giustificare le leggi raziali viene adoperata una propaganda martellante per addossare agli Ebrei tutte le colpe e suscitare odio nella popolazione. Nel 1940 si fortificano i provvedimenti contro gli Ebrei a causa dell’entrata in guerra con la Germania. Chi abita al sud-Italia è più fortunato perché le truppe di soldati si recano a nord risalendo la penisola. I Tedeschi occupano l’Italia del nord per controbattere un’eventuale uscita dell’Italia dalla guerra.

In base alle disposizioni vigenti gli Ebrei vengono catturati e portati in prigione. Dopo due mesi di carcere la famiglia Segre viene mandata nei sotterranei della Stazione Centrale e al binario 21 stipata su vagoni pieni di Ebrei. Dopo otto giorni il convoglio arriva al campo di concentramento di Auschwitz. Appena arrivati gli Ebrei vengono tranquillizzati dai militari ma su 605 persone 467 vengono mandate alle camere a gas. I bambini vengono mandati subito alle camere a gas o ai forni crematori se non possono essere utilizzati per gli esperimenti ma Liliana viene utilizzata come schiava perché ritenuta robusta. Già il primo giorno bisogna subito imparare il proprio numero in Tedesco per non essere uccisi.

Il padre di Liliana viene mandato il primo giorno alle camere a gas mentre lei passa la selezione durante la quale gli viene tatuato il numero 75190 sull’avambraccio. Durante la prigionia viene fatta lavorare alla fabbrica di munizioni Union (di proprietà della Siemens). A fine Gennaio del 1945 Liliana affronta la marcia della morte alla quale riescie a sopravvivere. Viene liberata il 1 Maggio 1945 dall’Armata Rossa.

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2 commenti

  1. Liliana Segre è davvero una grande donna con una forza d’animo immensa e merita il massimo rispetto non solo per quello che ha vissuto ma anche perché con la sua battaglia lancia un messaggio importantissimo: quello che è accaduto in passato non deve ricapitare mai più.

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    • Sono completamente d’accordo, personalmente ogni volta che sento una sua testimonianza mi rendo conto di quanto sia stata forte e abbia resistito…

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